C'è una parola che in questi anni abbiamo imparato a diffidare: «coinvolgimento». Troppi giochi per smartphone la interpretano come il dovere di trattenerti a ogni costo, con notifiche insistenti, ricompense a orologeria e piccole leve psicologiche pensate per farti tornare anche quando non ne hai voglia. Curare una rivista come questa significa, prima di tutto, mettere una distanza fra noi e quel modello. I titoli che scegliamo per la copertina non ti trattengono: ti invitano. È una differenza sottile, ma cambia tutto.
Prendete Stardew Valley, la nostra apertura di questo numero. Non c'è nessuna fretta, nessun contatore che ti punisce se salti un giorno. Il gioco ti restituisce esattamente ciò che gli dai, con la calma di chi sa che il tempo dedicato a qualcosa di bello non è mai tempo perso. Lo stesso vale per la modalità Zen di Alto's Odyssey o per il silenzio acquerellato di GRIS: esperienze che non urlano, ma restano. Sono giochi che rispettano l'intelligenza e la giornata di chi li apre.
Un buon gioco non ruba il tuo tempo: te lo restituisce trasformato.
Difendere il gioco lento non vuol dire disprezzare l'azione o la sfida — Grimvalor, in questo stesso numero, ci ricorda quanto possa essere elettrizzante un combattimento fatto bene. Vuol dire piuttosto rivendicare il diritto di scegliere con cura, invece di subire le classifiche. Vuol dire che un titolo premium pagato una volta, senza pubblicità e senza trappole, può valere più di dieci «gratis» che ti costano l'attenzione.
Per questo continueremo a fare una cosa apparentemente controcorrente: recensire pochi giochi, ma raccontarli per esteso. Perché crediamo che valga ancora la pena scrivere, e leggere, di ciò che scegliamo di giocare. Se sei arrivato fin qui, probabilmente lo credi anche tu.
— La redazione